Sale Operatorie

 

                                                                            
REQUISITI ORGANIZZATIVI

Il reparto ospedaliero che in questi ultimi anni ha subito le trasformazioni più significative, è quello del blocco operatorio, che ha assunto un´importanza sempre crescente in seguito ai miglioramenti delle tecniche chirurgiche. L´analisi di una realtà così specifica e complessa quale quella di un blocco operatorio, non può limitarsi esclusivamente alla considerazione degli aspetti architettonici ed impiantistici, ma deve, in primo luogo, considerare ed analizzare gli aspetti organizzativi ed ergonometrici propri del "ciclo di lavoro" che si svolge in questo ambiente. Naturalmente perché il comparto operatorio sia considerato sicuro è necessario che siano garantite tutte le condizioni di benessere e riduzione del rischio infettivo sia per il paziente che per l´operatore, oltre che la presenza di una dotazione strumentale adeguata alla tipologia e complessità degli interventi.
 
 Il blocco operatorio è dunque l’insieme dei reparti operatori delle diverse Unità Operative, nel quale la persona è sottoposta ad intervento chirurgico con metodiche invasive e con modalità programmate e/o d’urgenza. Si differenzia dalle altre Unità Operative per la presenza temporanea del malato strettamente legata alla prestazione chirurgica erogata, intesa come una fase del processo assistenziale integrata con la degenza, nel percorso di guarigione del malato. Si caratterizza per un´ elevata complessità assistenziale dovuta all’instabilità delle funzioni vitali della persona, all’intensità, globalità, complessità, tempestività e continuità delle prestazioni erogate e delle interazioni che si svolgono al suo interno. Il numero complessivo di sale operatorie deve essere definito, per ogni singola struttura, in funzione della tipologia e complessità delle prestazioni per le specialità che vengono erogate, ed in particolare in relazione all´ attivazione o meno della Day Surgery. E’ inoltre caratterizzata da elevata complessità tecnologico-strumentale.
 
Il Blocco Operatorio risponde in modo evidente ad un’ottimizzazione dell’impiego del personale, con l’integrazione graduale delle competenze fra operatori di diverse specialità e di diverse mansioni nell’ambito della stessa specialità. L’interdisciplinarietà, nel rispetto della prestazione di qualità, assicura l’esecuzione dei diversi interventi programmmati nelle sale che compongono il blocco operatorio. Questo interscambio, che vede coinvolte diverse figure professionali, impone dal punto di vista organizzativo la:
  • Stesura di strumenti informativi procedurali comuni.
  • Dotazione e acquisizione strumentale dedicata e comune.
  • Razionalizzazione degli spazi e dei percorsi disponibili.
  • Riorganizzazione delle sedute operatorie, includendo prolungamenti pomeridiani
 
Il Blocco inoltre permette una semplificazione dei collegamenti con servizi quali:
  • Reparti di chirurgia.
  • Trasfusionale - Laboratorio d’urgenza.
  • Terapie Intensive - Pronto Soccorso.
  • Servizi radiologici – Sterilizzazione.
 
Dal punto di vista strutturale si può affermare che non esiste una soluzione ideale proponibile, ma uno studio funzionale di progetto, inserito nel contesto della realtà locale ed integrata con le degenze, rispecchiando il bisogno assistenziale della comunità in cui è parte del contesto. Strutture rettangolari o a T, piuttosto che circolari o a poligono, possono essere suggerimenti da elaborare per una soluzione logica e funzionale.
 
La dotazione organica del personale medico ed infermieristico deve essere rapportata alla tipologia ed al volume degli interventi chirurgici; l´attivazione di una sala operatoria deve in ogni caso prevedere almeno un medico anestesista, due chirurghi e due infermieri professionali.
Deve essere definito l´organigramma delle responsabilità e la relativa matrice delle funzioni.
Devono essere definiti i collegamenti funzionali con le altre unità operative.
Devono esistere regolamenti interni o procedure per lo svolgimento delle principali attività di gestione, concordati con i servizi competenti.
Deve esistere documentazione riguardante la valutazione anestesiologica, agli eventi intra-anestetici, all´ indicazione terapeutica chirurgica ed alla procedura interventistica (registro operatorio). L´organizzazione del lavoro deve prevedere le procedure per fornire risposte adeguate sia alle richieste routinarie, sia alle richieste in emergenza/urgenza.
Deve esistere una lista operatoria, basata su criteri esplicitati, con la definizione della tipologia degli interventi e dell’´anestesia.
Devono esistere procedure per la gestione della lista operatoria in caso d’urgenza. Deve essere previsto un documento informativo per i pazienti che descrive le modalità assistenziali e i diritti tutelati, compreso il consenso informato.
Deve essere previsto un programma di verifica dei risultati e di miglioramento della qualità.
 

REQUISITI STRUTTURALI
Il blocco operatorio della Neurochirurgia si trova al piano rialzato del Padiglione n. 4 Specialità, tra le due sezioni di degenza di Neurochirurgia.
L´accesso avviene attraverso una zona detta "filtro" articolato in zone progressivamente meno contaminate, garantendo percorsi interni differenziali per "pulito e "sterile" e per "pulito" e "sporco". Ciò permette a tutto il personale, e ad eventuali visitatori, di indossare indumenti e calzature idonee alla camera operatoria. Il malato transita dalla degenza lungo il corridoio centrale all’´ingresso principale, trasportato con barelle attrezzate.
Il blocco è composto da tre Sale Operatorie, utilizzate dalle Unità Operative di Neurochirurgia, Chirurgia Vertebro Midollare ed Oculistica, del tutto simili per dotazione (apparecchiature, attrezzature ed arredi) che le rendono autonome in tutta l´attività chirurgica; i locali accessori (magazzini, sala computer, sala preparazione, studi) sono predisposti in modo da poter svolgere tutte le attività di supporto alla chirurgia, in sicurezza ed efficienza.
Il gruppo operatorio dispone inoltre di:
  • zona/locale preparazione chirurghi e personale;
  • zona/locale preparazione e risveglio pazienti;
  • sale operatorie;
  • servizi igienici del personale;
  • deposito materiale sporco;
  • deposito materiali e presidi.
La sterilizzazione del materiale chirurgico è garantita con autoclavi a vapore saturo (una per ogni sala).
L´unità operativa dispone inoltre di un deposito dello strumentario chirurgico e di materiali e medicazioni sterili.
 

REQUISITI TECNOLOGICI
Il gruppo operatorio è dotato di condizionamento ambientale che assicura le seguenti caratteristiche igrotermiche:
- Sala Operatoria
Per una maggior sicurezza per gli utenti, la sala è munita di condizionatore d´aria autonomo, a flussi laminari. La temperatura interna invernale ed estiva è compresa tra 20-24°C e l´umidità relativa tra i 40%-50%. Il numero di ricambi/ora esterna è di 20v/h con una presenza di un gradiente positivo rispetto agli ambienti esterni. La filtrazione dell’´aria avviene tramite filtri assoluti con efficienza non inferiore a 99,97.
L´impianto elettrico risponde alle norme CEI 64-8 e 64-4. L´intensità luminosa è data da 300 lux d´illuminazione generale, 100.000 lux per il campo operatorio e 10.000 lux per le aree limitrofe. È predisposto un gruppo ausiliario (gruppo elettrogeno) per l´erogazione elettrica, in caso d´interruzione da parte dell’´Ente fornitore. È predisposto un impianto di alimentazione dei servizi di sicurezza.
Caratteristiche chimiche ambientali
I gas medicali (Protossido d´azoto ambientale e biologico) ed alogenati ambientali (Alotano, Enfluorano, Isofluorano), sono costantemente monitorizzati dal Servizio di Prevenzione Aziendale, con valori riscontrati attualmente ad ogni controllo, sotto i minimi stabiliti dalle normative di sicurezza nazionali. Il reparto è dotato di un impianto di aspirazione gas anestetici direttamente collegato alle apparecchiature di anestesia.
L´unità operativa rispecchia le norme di sicurezza relative all’´impianto di rilevazione incendio, gas e controllo livello di pressione.
La sala operatoria dispone di:
  • Letto operatorio tipo Maquet con gli accessori necessari ad una trazione transcranica, testiera neurochirurgica e base radiotrasparente per interventi con Neuronavigatore a sistema magnete e di stabilizzazione vertebrale.
  • Letto operatorio OPT 100 plus con gli accessori necessari ad una trazione transcranica e con colonna mobile, testiera neurochirurgica "DORO" in fibra di carbonio e base radiotrasparente per interventi di stabilizzazione vertebrale.
  • Aspiratori distinti chirurgici e per broncoaspirazione, rete di gas medicali a parete in ogni locale di permanenza e transito del malato.
  • Lampada scialitica e relativo satellite.
  • Diafanoscopio a parete.
  • Tavoli mobili servitori per la strumentazione chirurgica sterile e microchirurgica monopaziente.
  • Elettrobisturi mono e bipolare a pensile e bipolare dedicata tipo Malis.
  • Parete attrezzata per i presidi intraoperatori.
  • Stufetta termica per la conservazione di soluzione per lavaggio chirurgico ed infusione parenterale.
  • Apparecchio per anestesia con sistema d´evacuazione dei gas e di monitoraggio della concentrazione di ossigeno erogato.
  • Respiratore automatico dotato anche di allarme per deconnessione paziente.
  • Apparecchiature per il monitoraggio dei parametri vitali.
  • Defibrillatore.
  • Microscopi intraoperatori Leica MS-2, Leica F40, Zeiss tipo Contraves a 300 super lux, tutti dotati di sistema di video-fotoregistrazione digitale e/o analogica.
  • Aspiratori ad ultrasuoni Cusa-Cavitron e Cusa-Excel per la chirurgia neoplastica.
  • Neuronavigatori Sofamor-Danek-Medtronic, uno con telecamera a raggi infrarossi correlato di microscopio Muller-Webere, uno con sistema a magnete, entrambi per la definizione di un piano chirurgico pre-intraoperatorio.
  • Sistema di endoscopia intracranica con ottica rigida e flessibile.
  • Dispositivo Compass per biopsia stereotassica (metodica minimamente invasiva da utilizzarsi in caso di biopsie cerebrali, cisti, ematomi e nella NCH funzionale).
  • Archiviatore per video e fotoregistrazione intraoperatoria digitale e analogica.
  • Trapani ad alta velocità per chirurgia cranica e della colonna ad aria compressa ( 8 bar) ed elettrico a velocità variabile (Max 75.000 giri).
  • G2 clinico
La sala dispone di pareti lisce e raccordate fra loro, con rivestimento per pavimenti, pareti a tutta altezza e soffitti di tipo lavabile, disinfettabile e impermeabile agli agenti contaminanti. È garantita l´antistaticità del pavimento.
ATTIVITÀ
                       

“ASPETTI INFERMIERISTICI DELLA CHIRURGIA VIDEO/ENDOSCOPICA NEI
BLOCCHI OPERATORI”
A. Paiani, I. Simeoni, Q. Sbrizzai, dott. A. Cramaro
Unità Operativa di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera "Santa Maria della Misericordia"
Presentato il 30.11.02 e il 16.11.2002 al corso di formazione per infermieri su:
“Aspetti infermieristici della chirurgia video-endoscopica nei blocchi operatori”.
2003 Pubblicazione su “Filo diretto tra gli infermieri” N° 1:
“Aspetti infermieristici della chirurgia video-endoscopica in neurochirurgia”.
2005 Pubblicazione su “A.I.C.O.”
(rivista dell’Associazione Infermieri di Camera Operatoria) Vol. 17 fasc.1:
“Aspetti infermieristici della chirurgia video-endoscopica in neurochirurgia”.

INTRODUZIONE
In passato, per il trattamento delle lesioni intracraniche, era necessaria un’ampia craniotomia. Questa scelta era dettata da una pluralità di fattori: le lesioni erano sempre molto estese essendo particolarmente difficoltoso fare una diagnosi precoce, i sistemi di illuminazione erano scarsi e soprattutto era faticoso portare la luce in profondità; gli strumenti non erano progettati per il neurochirurgo, ma derivavano dalla chirurgia generale inoltre vi erano di solito tre operatori, con possibilità della presenza contemporanea anche di sei mani.
Da un lato il miglioramento delle tecniche diagnostiche, con diagnosi di lesioni molto piccole e con precise coordinate anatomiche, riguardo anche ai dettagli anatomici individuali, dall’altro il miglioramento delle tecniche neurochirurgiche, con l’uso del microscopio intraoperatorio e uno strumentario adatto, ha permesso degli approcci mininvasivi, offrendo la massima efficienza nel trattamento delle patologie, una maggiore sicurezza per il paziente ed un netto miglioramento del decorso postoperatorio.
Nell’ambito della metodica endoscopica applicata alla neurochirurgia possiamo distinguere quattro diversi approcci: una NCH endoscopica in cui tutto l’intervento viene eseguito attraverso i canali di lavoro dell’endoscopio, una NCH endoscopico-assistita, in cui la parte superficiale dell’approccio viene eseguita con il microscopio operatorio e la parte profonda con l’endoscopio, una microchirurgia endoscopico-controllata in cui tutto l’intervento viene eseguito con lo stesso strumentario microchirugico, la prima parte con il microscopio e la seconda sotto il controllo dell’endoscopio e quindi con il chirurgo che prima guarda nel microscopio e poi nel monitor, consentendogli la visione dei punti ciechi, ed infine un’endoscopia esplorativa.
CONCLUSIONI
L’uso dell’endoscopio presuppone, da parte di tutti gli infermieri di sala operatoria, una buona conoscenza delle norme di utilizzo dell’apparecchiatura nei diversi ambiti d’impiego al fine di garantire livelli ottimali di funzionamento, di sterilità e di conservazione dello strumentario.
Lo sviluppo di nuove tecnologie ha migliorato sensibilmente molti risultati clinici e ha portato notevoli vantaggi ai malati in termini di massimo risultato con il minor trauma. Questo richiede certamente maggior impegno di tutto il personale, sia nella fase di training per acquisire familiarità con le nuove tecniche ed apparecchiature, ma anche mantenere nel tempo un livello di performance adeguato alla complessità della patologia che andiamo a trattare.
Per informazioni e per ricevere il testo integrale contattare Paiani Alex
tel. 0432.552704
mail. topo.loco@libero.it
LE MALFORMAZIONI ARTERO-VENOSE (MAV)
Alessandra Barbaranelli, Quinto Sbrizzai, Miran Skrap
Unità Operativa di Neurochirurgia Azienda Ospedaliera "Santa Maria della Misericordia"
ABSTRACT:
Le malformazioni artero-venose (MAV) sono lesioni vascolari importanti in cui si crea una rete anomala di shunt fra vasi arteriosi e venosi i quali si organizzano così a formare un gomitolo vascolare. Esso altera la funzionalità dei centri nervosi circostanti per sottrazione di sangue e in alcuni casi può rompersi. La probabilità di un’emorragia è di circa il 4%/anno e circa il 50% di queste emorragie comporta una grave prognosi. Lo scopo principale del trattamento è la prevenzione dell’emorragia attraverso la chiusura della malformazione tramite chirurgia, embolizzazione endovascolare o radiochirurgia. Compito dell’infermiere di neurochirurgia nei confronti del paziente affetto da MAV è la costante assistenza a partire dal suo ingresso in reparto fino alla dimissione o al trasferimento in un altro centro o reparto. Le figure dell’infermiere di reparto, di sala operatoria, strumentista e di anestesia hanno compiti differenziati, ma interdipendenti e finalizzati alla cura, riabilitazione e prevenzione delle complicanze.
                                        
L’INFERMIERE DI SALA OPERATORIA E LE NUOVE TECNOLOGIE
A. Paiani, A. Barbaranelli, Q. Sbrizzai
Unità Operativa di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera "Santa Maria della Misericordia"
Presentato il 21.05.200 al XLV Congresso Nazionale (GRADO)
Le urgenze e le patologie con gestione a rischio in Neurologia,
Neurochirurgia, Neuroradiologia
INTRODUZIONE
In questi ultimi anni, il rapido progresso tecnologico ha cambiato il ruolo dell’infermiere di sala operatoria, trasformandolo da infermiere “strumentista” ad un infermiere che gestisce tecnologia di elevata complessità in sempre più stretta collaborazione con il chirurgo.
Le nuove tecnologie quali: il Neuronavigatore, il Sistema Stereotassico con gli interventi funzionali (distonie, Parkinson), la gestione delle informazioni funzionali (sistema Curry) e dei sistemi di registrazione intraoperatoria durante il mappaggio corticale nei pazienti tumorali (secondo la sede, in casi selezionati “awake craniotomy) o epilettici, il Neuroendoscopio, sono alcune delle ultime metodiche che quotidianamente l’infermiere di sala deve saper gestire.
Tutto ciò implica un nuovo impegno per una formazione sofisticata ed iper-specialistica che sta creando delle nuove possibilità di sviluppo della professione infermieristica.
MATERIALI E METODI
Il Neuronavigatore permette al chirurgo di raggiungere qualunque sede cerebrale, con approcci spesso del tutto innovativi, riducendo l’invasività chirurgica e la morbilità post-operatoria.
La Stereotassia viene utilizzata per biopsie, in particolari casi di resezione tumorale e nella chirurgia funzionale. Prevede l’applicazione di una struttura meccanica rigida al capo del paziente (casco stereotassico). Utilizzando poi le immagini RMN, TAC o un’Angiografia si ottengono le coordinate operatorie con assoluta precisione.
Recente è il posizionamento per via stereotassica di un elettrodo, collegato ad uno stimolatore nel nucleo subtalamico (STN) e nel globo pallido (Gpi) nel M. di Parkinson.
Il Sistema Curry identifica la posizione delle attività motorie e sensoriali corticali sovrapponendole alla RMN del paziente; questi dati sono poi riportati sul Neuronavigatore. E’ una metodica ancora in fase di ricerca per identificare meglio le aree critiche. Spesso, si procede con un intervento in anestesia locale (paziente sveglio), in modo da avere la collaborazione del paziente riducendo così i rischi dell’intervento.
Il Neuroendoscopio permette al chirurgo, attraverso fibre ottiche, di visualizzare ed operare in particolari casi, tramite una piccola telecamera.
CONCLUSIONI
Con l’aumento della tecnologia nella gestione del paziente neurochirurgico, le competenze infermieristiche di sala operatoria si stanno sempre più differenziando su tre livelli di crescente complessità.
1.) competenza di base in cui l’infermiere assume la responsabilità delle attività “perioperatoria” .
2.) Il secondo è quello dell’infermiere strumentista che ha sviluppato competenze ed autonomia, in questo ambito più specifico.
3.) (nuovo livello) competenza nella gestione delle tecnologie sia strumentali che informatiche in collaborazione con il neurochirurgo.
Solo l’appartenenza al profilo infermieristico riesce ad integrare la competenza tecnologica con quella assistenziale, garantendo l’efficacia del “colloquio” tra chirurgo ed infermiere durante gli interventi più complessi.
Sino ad ora queste competenze si sono sviluppate sul campo, come peraltro sta accadendo in altre discipline chirurgiche: coinvolge solo gli infermieri che hanno ”l’esperienza” ed hanno il talento per sviluppare una pratica infermieristica avanzata nella gestione della tecnologia. Potrebbe essere interessante, nella revisione della formazione infermieristica in Italia, considerare la necessità di sviluppare percorsi integrativi per preparare e sostenere la pratica degli infermieri che iniziano a svolgere questo nuovo ruolo.
Per informazioni e per ricevere il testo integrale contattare Paiani Alex
tel. 0432.552704
                   
NEURONAVIGAZIONE ED ENDOSCOPIA
"ASSISTENZA INFERMIERISTICA"
A.Paiani, D. Nadalutti, Q. Sbrizzai, dott. F. Tuniz
Unità Operative di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia
Presentato il 12 e 13.05.2006 al 3° meeting beneventano di Neurochirurgia (BENEVENTO) su:
Le tecniche endoscopiche in Neurochirurgia (Neuronavigazione, Endoscopia e nuove tecnologie)

L’introduzione di nuove tecnologie ed applicazioni informatiche, se da un lato ha consentito di eseguire manovre sempre più complesse e sofisticate, dall’altro ha comportato la necessità di modificare le modalità organizzative del lavoro e ha reso imprescindibile la formazione del personale di sala. All’equipe infermieristica della sala operatoria non sono più richieste solo funzioni assistenziali, ma una conoscenza tecnico-informatica generale e specifica per garantire la piena funzionalità ed efficacia di strumentazioni sempre più sofisticate.
L’infermiere di sala operatoria è una figura professionale che lavora a stretto contatto con il chirurgo, con il medico anestesista e con gli altri collaboratori che interagiscono in equipe.
Si tratta quindi di un professionista che deve conoscere le tecniche operatorie e il susseguirsi delle diverse fasi dell’intervento stesso ed avere un grado di conoscenza tale da poter gestire le attrezzature presenti in autonomia e sicurezza.
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LE PROCEDURE INFORMATICHE IN NEUROCHIRURGIA: IL G2 CLINICO
Sabina Meneguzzi, Q. Sbrizzai, dott. M. Skrap
Unità Operativa di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia
Presentato il 14-15 ottobre 2006 (Catania) al convegno ANIN: "Le nuove tecnologie: strumenti di facilitazione per l´erogazione dell´assistenza infermieristica".
ABSTRACT:
La procedura per la gestione computerizzata delle informazioni correlate all’atto chirurgico, si inserisce nel contesto del processo di informatizzazione delle aziende ospedaliere quale punto cardine per la valutazione complessiva e automatizzata dei processi assistenziali.
La possibilità di disporre correntemente di dati e informazioni si rileva necessaria nel contesto dei processi di pianificazione, valutazione economico-sanitaria e di programmazione ordinaria dell’attività chirurgica.
L’interesse per una gestione informatizzata delle informazioni correlata agli interventi chirurgici si pone, infatti, a più livelli all’interno dell’organizzazione ospedaliera:
Direzione strategica: valutazione e pianificazione annuale dell´attività chirurgica, processo di Budget, valutazioni economico sanitarie.
Direzione medica ospedaliera: aspetto medico legali; programmazione e organizzazione dell’attività chirurgica, valutazione dell’appropriatezza delle cure; valutazione dell’appropriatezza di utilizzo delle sale operatorie; controllo delle infezioni ospedaliere.
Direttore di Dpt chirurgico: processo di Budget.
Direttore di SOC: programmazione e gestione delle liste d´attesa, analisi della casistica trattata.
Chirurghi: gestione della propria casistica.
Anestesisti: valutazione analisi dei tempi anestesiologici.
Infermieri: valutazione analisi dei tempi dell’assistenza infermieristica; gestione di materiali utilizzati in sala operatoria.
L’INFERMIERE DI ANESTESIA: NUOVI PERCORSI ASSISTENZIALI E DI RELAZIONE
NEL PAZIENTE SOTTOPOSTO A CRANIOTOMIA DA SVEGLIO
Antonella Burello, Stefania Infanti, Quinto Sbrizzai, Miran Skrap
Unità Operativa di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera "Santa Maria della Misericordia"
 
Dal 1998, anno in cui si e’ attivata preso la Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia di Udine la tecnica di “awake craniotomy”, si e’ sviluppata un’attenzione infermieristica attorno ai problemi del paziente sottoposto all’intervento per asportazione di lesioni nell’area della parola e motoria, al fine di ottenere un controllo delle funzioni cerebrali così da ridurre il rischio postoperatorio, trattandosi di una chirurgia in area critica.
Il problema
In misura maggiore rispetto all’intervento neurochirurgico in anestesia generale, la craniotomia da svegli rappresenta un’esperienza molto complessa non solo sul piano tecnologico ma soprattutto per l’importante impatto psicologico che ha sul paziente, sui livelli di collaborazione attesi durante l’intervento, sulla sua capacità di adattarsi ad una situazione eventualmente stressante, e sugli infermieri che assumono specifiche e nuove funzioni nell’intero percorso assistenziale.
Materiali e metodi
Per poter adeguare la pratica infermieristica alle evidenze scientifiche, e’ stata realizzata una revisione della letteratura su banca dati Med Line e Cinhal dalla quale e’ emerso che a) non sono evidenti in letteratura percorsi assistenziali infermieristici di documentata efficacia, nella gestione dei pazienti candidati e sottoposti all’intervento; b) emerge una discreta attenzione agli aspetti anestesiologici e chirurgici ma non a quelli più attinenti al nursing; c) non emerge un filone di ricerca infermieristica finalizzata a documentare il vissuto dei pazienti, i fattori maggiormente stressanti e quelli che invece facilitano il mantenimento di un elevato livello di compliance durante l’intervento o l’efficacia delle strategie di coping attivate.
Risultati
Sulla base delle scarse evidenze presenti in letteratura, con l’obiettivo di rivedere e migliorare continuamente la pratica, e’ attivo un gruppo di lavoro infermieristico per a) ridefinire il percorso assistenziale perioperatorio sulla base dell’analisi degli aspetti più critici emersi al fine di garantire i migliori standard di qualità; b) sviluppare un percorso di ricerca prospettico (sui pazienti gia operati che ad oggi sono superiori alle 100 unità), per evidenziare i fattori che maggiormente influenzano l’esperienza dei pazienti sulla base dei quali qualificare la presenza degli infermieri che li prendono in carico.
Dai risultati emerge l’importanza del ruolo degli infermieri nella gestione del paziente quale interlocutore privilegiato nell’intero percorso. Emergono aspetti del tutto peculiari anche dall’analisi delle storie di vissuto dei pazienti che offrono importanti indicazioni per la pratica infermieristica.
ASSISTENZA INFERMIERISTICA INTRAOSPEDALIERA AL PAZIENTE ADULTO CON TRAUMA CRANICO IN FASE ACUTA
Elena Facchin, Paiani Alex Unità Operativa di Neurochirurgia
Massimiliano Comelli Unita Operativa di Rianimazione 1
Azienda Ospedaliero Universitaria "Santa Maria della Misericordia"
INTRODUZIONE
“Il trauma cranio encefalico è un danno cerebrale di natura non degenerativa né congenita causato da una forza esterna. Tale danno può determinare una diminuzione o una alterazione del livello di coscienza a livello cognitivo, emotivo, fisico. Menomazioni temporanee o permanenti e determinare disabilità parziale o completa e/o difficoltà di adattamento psicosociale.”
                                   National Head Injury Foundation
 
La patologia del trauma cranico encefalico
  • coinvolge 350 persone ogni 100 mila abitanti in Italia
  • nel mondo ogni 15 secondi c’è un trauma cranico.
  • ogni 12 minuti muore un paziente per trauma cranico.
  • in Italia mortalità di 10 casi su 100.000 abitanti / anno.
  • è la prima causa di morte nella fascia di età tra i 15 ed i 35 anni
  • più del 50% dei pazienti con trauma cranico grave ha un politrauma associato
Emerge la necessità di un approccio multidisciplinare del traumatizzato cranico nei vari ambiti assistenziali intraospedalieri ed un’elevata competenza professionale.
L’assistenza infermieristica occupa un ruolo fondamentale nella prevenzione del danno secondario.
Il trattamento precoce del TCE di pertinenza neurochirurgica, durante tutta la fase pre, intra e post intervento chirurgico, necessita di un’equipe infermieristica di sala operatoria e con competenza anestesiologica con un’elevato grado professionalità.
Il metodo di lavoro si basa sull’evidenza scientifica nel rispetto di procedure e protocolli in uso atte a garantire un’assistenza attenta e globale al paziente.
Il metodo:
A (aireway)
B (breathing)
C (circulation)
D (drugs-defibrillation)
E (exposure)
Rappresenta la sintesi dell’approccio infermieristico al paziente in sala operatoria.

 

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