Spasmo facciale

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Cosa è lo spasmo facciale?
Lo spasmo facciale è definibile come una contrazione spasmodica e prolungata della muscolatura mimica faciale. Le contrazioni possono essere provocate da “trigger” quali stimoli tattili, termici, movimenti, da emozioni, ansia, stress, o essere del tutto indipendenti da qualsiasi fattore scatenante.
 
Quale è la frequenza dell’emispasmo facciale?
E’ una patologia rara, più frequente nella quinta e sesta decade della vita e colpisce più frequentemente il sesso femminile, solitamente senza precedenti malattie. 
 
Quali sono i sintomi dell’emispasmo facciale?
Tipicamente si tratta di contrazioni cloniche irregolari e di intensità variabile che non evocano dolore, lo spasmo, che inizia solitamente a livello del muscolo orbicolare delle palpebre (blefarospasmo)e si estende gradualmente agli stessi muscoli del volto dello stesso lato (incluso il muscolo platisma), può essere indotto dai movimenti volontari e riflessi dei muscoli della faccia.
 
Quali sono le cause dell’emispasmo faciale?
Le cause più frequenti dell’emispasmo facciale vanno ricercate a livello del tronco nervoso del nervo faciale a livello della sua porzione intracranica. In questa sede diverse patologie possono indurre alterazioni a livello della membrana assonale da causare un’iperattività della fibra nervosa, che si traduce in un aumento della contrazione muscolare. Tra le cause più frequenti sono i cosiddetti “conflitti neurovascolari”, caratterizzati dalla presenza di un vaso arterioso (o meno frequentemente venoso) che assume stretti rapporti anatomici con il nervo e con il suo pulsare esercita dei microtraumi continui al perinervio: talora il “conflitto” è molto marcato e determina una incisura sul tronco nervoso e assottigliamento del nervo. Altre cause meno frequenti sono neurinomi e neurofibromi del nervo faciale, tumori originati da strutture adiacenti che comprimono il nervo facciale (neurinomi dell’VIII, del V, cisti dermoidi dell’angolo ponto cerebellare, metastasi) placche di demielinizzazione in corso di sclerosi multipla, traumi, esiti di paralisi di Bell (paralisi a frigore del VII nervo cranico).
 
Come è diagnosticato l’emispasmo facciale?
Mediante l´attento esame clinico con il riconoscimento delle zone trigger.
Attualmente la RM, corredata dall´ angio-RM, rappresenta il principale strumento d’indagine per visualizzare un eventuale “conflitto neurovascolare” a causa del nervo facciale. Ulteriore accertamento strumentale può essere l’elettromiografia che dimostra una contrazione massimale dei muscoli clinicamente interessati dallo spasmo. Segni elettromiografici di ipereccitabilità muscolare sono rinvenibili anche in muscoli facciali non clinicamente interessati dallo spasmo. Il blink reflex (riflesso dell’ammiccamento) tipicamente dimostra la presenza  di sincinesie riflesse anche nei muscoli periorali.
     
            
   
             Esempio di RMN che mette in evidenza la compressione del vaso a
             livello del pacchetto acustico facciale
     
Quali sono i trattamenti proposti nell’emispasmo facciale?
Analogamente alla nevralgia trigeminale, il trattamento dell’emispasmo del facciale può essere di tipo farmacologico, con l’utilizzo di composti in grado di innalzare la soglia di eccitabilità nervosa come la carbamazepina in prima battuta, oppure il baclofen, la gabapentina o l’iniezione locale di tossina botulinica a livello del muscolo orbicolare della palpebra e negli altri muscoli facciali. Se il trattamento medico non efficace si può proporre la risoluzione chirurgica. 
 
     
  
    Quadri intraoperatorii di conflitto neurovascolare a carico del nervo facciale
   
Quale trattamento chirurgico per l’emispasmo facciale?
Consiste, nei casi di conflitto vascolo-nervoso, nella mobilizzazione dell´ansa vascolare con l´interposizione fra questa ed il nervo di materiale biocompatibile o tessuto muscolare autologo. L´approccio è solitamente sott´occipitale retromastoideo. L´intervento avviene in anestesia generale. 
 
Vi sono complicanze nel trattamento chirurgico?
Le complicanze possono essere meningite asettica, con cefalea e rigidità nucale e fistola liquorale. Sono ad evoluzione benigna con completa regressione del quadro clinico. Possibile ma non frequente una paresi transitoria della muscolatura del’emivolto interessato ed una ipoacusia omolaterale transitoria. Rarissimi i casi di ischemia al tronco encefalico. 
 
Quali sono le percentuali di successo del trattamento chirurgico?
La decompressione microvascolare risulta efficace in oltre il 90% dei casi. Purtroppo esiste il rischio di recidiva, solitamente entro due anni dall’intervento.

 

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